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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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Libere dal reggicalze e dal Botox
di Giusi Binetti

I calzettoni erano rigorosamente blu e blu anche la gonna, a pieghe. E poi c'era il kilt, col tartan rosso o verde bosco. Solo d'estate, in montagna, con le camicette bianche, si indossavano le gonne arricciate nelle allegre fantasie ampezzane.
Le calze "di seta", che anticipavano la "lycra", erano una lenta conquista: rito di passaggio che apriva le porte all'età' della femminilità e della seduzione.
Le più precoci, o le pi coraggiose, lo facevano di nascosto. Al mattino, chiusa la porta di casa, si rifugiavano furtive nel sottoscala: il tempo necessario e, voilà, ad uscire dal portone non era più la studentessa adolescente, ma la femme fatale con falcata felina. Indispensabile ricordare di cambiarsi al ritorno da scuola!
Le calze erano belle da morire ma, diciamolo, fragili e francamente scomodissime. L'oggetto misterioso col quale scendere a patti era il reggicalze: vero strumento di tortura. La cosa più complicata era trovare il giusto equilibrio tra quanto farsi stritolare il girovita e quanto sopportare la trazione ostinata della calza che, saldamente e faticosamente agganciata al reggicalze, per regalare gambe lisce e senza pieghe (orrore!), tirava da morire.
Ecco perché il collant fu accolto con grida di giubilo, solo femminili però. Qualcosa lasciava presagire al maschio che sarebbe stato l'inizio della fine.
Fu solo l'inizio. Prima, la cipria chiarissima (le labbra, esangui); gli occhi dipinti di scuro, riga nera e ciglia finte, qualche chilo in meno, stivali neri con suola altissima.
Le gonne divennero una cintura alta e nacque la minigonna. Non fu un'operazione indolore e ciascuna combatté la sua battaglia personale, a farne le spese fu la pace familiare, ma nessuna cedette.
L'urgenza cui non ci si poteva sottrarre era la determinazione a liberarsi degli orpelli e demolire i condizionamenti.
Finalmente la donna poteva giocare con il proprio aspetto e col proprio corpo e, allora, no al reggiseno e si' alla pillola. Finalmente pronta a mostrare un viso nature, allora via libera ai capelli al vento e ad una sessualità disinvolta, in barba ai benpensanti ed ai puritani, in una lotta senza esclusione di colpi.
Com' è accaduto che la conquistata libertà dai condizionamenti sia pian piano scivolata nella attuale situazione femminile per molti versi irriconoscibile?
Le seduzioni, subdole e incalzanti, operate dalla moda e dalla società dei consumi, ci hanno portato a codificare la bellezza femminile secondo inarrivabili parametri di magrezza e perfezione incarnati da poche svettanti quasi-bambine dell'Est europeo.
La parola d'ordine è dimagrire, drenare, levigare, sollevare, tonificare, scolpire. In una lotta infinita e impari contro il passare del tempo si', ma, soprattutto, contro l'accettazione dell'ineluttabilità' dell'invecchiamento e delle sue conseguenze sul corpo e sullo spirito.
Forse oggi la vera ribellione femminile sarebbe preferire un viso solcato dalle rughe, ma illuminato da un sorriso radioso, piuttosto che la maschera liscia, immobile e inespressiva di un viso trattato con il botulino.