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Gli occhiali di Kant: cosa ci è permesso conoscere?
di Davide Busi

L’etimologia è una delle amanti preferite dal filosofo (non voglio immaginare la moglie!), per cui inizieremo il nostro percorso filosofico sull’ambiente alla scoperta del suo significato originale. Il sostantivo in questione deriva dal latino “ambiens” e significa: circondare. In definitiva “ambiente” non è altro che il mondo empirico, fisico. A questo punto vi domanderete: “Ma allora che cos’è il mondo?” Ed ancor di più: “Cosa diavolo c’entrano gli occhiali di Kant?” Per finire con: “Ma Kant portava gli occhiali?”
Rispondo subito all’ultimo quesito dicendovi che non so se al più famoso cittadino di Königsberg mancassero o meno delle diottrie, ma, in qualche modo, è proprio lui che ci dice che in realtà ognuno di noi è un “quattrocchi”.
Vi spiego: secondo il caro amico Immanuel tutto ciò che esiste è rinchiuso in due prigioni onnipresenti: spazio e tempo. Ogni cosa esistente (animata e non) si trova all’interno di questi due grandi recipienti, che vengono denominati “a priori”. Ora, immaginateveli come due gigantesche scatole vuote. Dovranno pur esser riempite da qualche cosa, altrimenti non avrebbero ragione di esistere! Colmeremo il loro vuoto interiore tramite l’esperienza della fisicità del mondo. In poche parole collocheremo il nostro ambiente all’interno dei due insiemi.
Analizzare la realtà utilizzando solo la sensibilità (quindi non interpellando l’intelletto) significa osservare ciò che è intorno a noi senza utilizzare principi di causa ed effetto. Nel momento in cui osservo un avvenimento, come ad esempio quello dello scontro tra due palle da biliardo, so che la palla B si muove perché urtata da A. Ecco, limitarmi alla sensibilità non mi permette di comprendere chi ha urtato chi, ma solo di osservare l’accaduto.
Unendo queste due argomentazioni scoprirete perché vi converrebbe andare dall’oculista! Kant dice che ciò che ogni giorno i nostri occhi osservano non è la realtà nella sua essenza pura, ma una sua rappresentazione. Con la sensibilità noi utilizziamo gli “a priori” spazio e tempo, distorcendo il vero volto del mondo. La realtà non è veramente così come noi la esperiamo. E’ un po’ come se ognuno di noi avesse fin dalla nascita degli occhiali (uguali per tutti) sul naso, che ci permettono di vedere in un unico modo. Il problema è che non disponiamo della possibilità di toglierli per vedere la realtà come realmente è (passatemi il gioco di parole) e nemmeno della facoltà di interscambiabilità. Pur possedendo quest’ultima nulla cambierebbe, perché potremmo comunque percorrere una sola via.
Sono sicuro che in questo preciso momento stiate pensando: “Sono contento!Ma quindi?” Il concetto chiave di questa piccola digressione è che ogni pretesa di conoscenza deve sottostare al duro verdetto emesso dal tribunale kantiano: la conoscenza oggettiva può esistere solo nello spazio e nel tempo! Ritorniamo, quindi ad un più forte “attaccamento alla terra”!

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