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Difendere l'ambiente. Quando serve all'uomo
di Stefano Magni


"Quando guardo l'oceano sento la grandezza dell'uomo. Penso alla meravigliosa capacità dell'essere che ha creato le navi per conquistare tutto quello spazio senza significato.
Quando guardo le cime delle montagne penso ai tunnel e alla dinamite. Quando osservo le stelle, ricordo gli aeroplani". Così la scrittrice e filosofa russa Ayn Rand ricordava quale fosse la natura dell'uomo: quella di dominatore della natura.
Non stava provocando: era seria. Anche perché non stiamo parlando di un conflitto tra uomo e natura: la natura dell'uomo è questa, non avendo pelliccia naturale, né artigli, né ali, è costretto a modificare l'ambiente circostante e creare sempre nuovi strumenti artificiali per sopravvivere.
Forse non ci rendiamo conto di quanto siamo dipendenti da quello che abbiamo creato, distrutto, addomesticato nel corso dei millenni. Tornassimo a una vita del tutto "naturale" rinunciando a linguaggio, proprietà, industria, denaro, saremmo ricacciati in una condizione misera, costituita da continue lotte per la sopravvivenza e a un costante logorio del nostro corpo.
Non riusciremmo mai ad abituarci ad una vita messa costantemente a rischio, giorno dopo giorno, dalle variazioni del clima, dalla diffusione di batteri, dalla fatica di conquistarsi un po' di cibo, dall'insicurezza di essere minacciati da animali fisicamente più potenti di noi. Perché non sarebbe nella nostra natura, che invece è fatta di sviluppo dell'artificiale e trasformazione dell'ambiente naturale. Anche la natura del nostro stesso corpo deve essere profondamente trasformata, se vogliamo lottare contro malattie che ci minacciano e conquistare qualche anno di vita in più.
Il ragionamento di chi sostiene che occorre rinunciare a un po' di progresso per ritornare a una vita "naturale" è, di conseguenza, anti-umano, contrario alla natura dell'essere umano.
La preservazione dell'ambiente (avere aria pulita, acque pulite, tante foreste, specie animali protette) non può essere confusa con la volontà di ritornare a una vita naturale. E' parte integrante delle esigenze dell'uomo: a tutti piace respirare bene e bere acqua pulita. Ma l'ambiente di cui stiamo parlando è funzionale all'uomo. E non è un caso che la sua preservazione migliore sia nei paesi più industrializzati. Foreste e parchi naturali vanno di pari passo con il rispetto dei diritti di proprietà individuale, tipici di una società industriale: abbiamo un Canada, degli Stati Uniti e dei Paesi Scandinavi che tendono ad essere sempre più attenti al verde, contro una Cina, un'Africa e un'India che, al crescere del loro sviluppo, inquinano sempre di più. Contrariamente all'ordine e alla pulizia prevalente in molte città industrializzate, le città in via di sviluppo vivono sotto una cappa di inquinamento. Perché queste differenze da paese a paese? Dove la terra è di tutti, l'economia è ancora collettiva e fondata sulla sussistenza, l'uomo arraffa dalla natura quello che può e distrugge senza farsi molti problemi. E, al contrario, dove posso realmente possedere un bene, lo posso anche preservare. Nei paesi industrializzati, la proprietà dei beni naturali permette la loro difesa. Le industrie sono meno inquinanti, perché i cittadini che ci abitano vicino hanno più voce in capitolo per difendere le loro proprietà dall'inquinamento. Le galline hanno continuato a moltiplicarsi. Perché servono all'uomo. Le foreste rimarranno. Perché servono all'uomo.

Link utili

Parecchio sull'ecologia di mercato si trova nel sito dell'Istituto Bruno Leoni: alla voce "Ambiente" si trova una lunghissima serie di articoli in italiano sulla proprietà privata e il suo ruolo di preservazione dell'ambiente

Il sito più politicamente scorretto e antiproibizionista sull'ambiente, in Italia, è sicuramente quello dell'associazione Forces Italy

Sulla filosofia di Ayn Rand e la preservazione dell'ambiente si trova molto in questo articolo di Eyal Mozes

Sulla polemica di Ayn Rand contro l'ecologismo, vedere il suo libro "Return of the primitive, the anti-industrial revolution"

E il più recente libro di Robert James Bidinotto: "The Green Machine"

Realismo energetico

Cespas

Svipop

Property and Environment Research Center

The Foundation for Research on Economics and the Environment

Eco-imperialism

Junk-Science

Cato Institute

The Indipendent Institute

The Commons