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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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ARCHITETTURA E ESTETICA: il trattato e l'uomo vitruviano
di Benedetta Dubini

Il concetto di estetica, impiegato non solo nella chirurgia ma anche nel campo dell'architettura, è l'insieme dei princìpi e dei canoni che definiscono il bello.

L'arte di costruire è da sempre legata indissolubilmente alla civiltà dell'uomo.

Il primo trattato di architettura è quello dell'architetto e trattatista romano Vitruvio (Formia 70 a.C.-23 a.C.) che nella sua opera in dieci libri De Architectura fornisce una fonte essenziale per la conoscenza delle tecniche edilizie, dei materiali da costruzione, delle tipologie degli edifici pubblici e privati e dell'urbanistica, divenendo un testo di riferimento fondamentale per tutti gli architetti.

Secondo Vitruvio, ciascun edificio deve presentare tre requisiti fondamentali: 1) solidità (firmitas), ovvero una costruzione che presenti solide fondamenta nel terreno che assicurino una stabilità nel tempo. 2) Utilità (utilitas), una corretta distribuzione interna che renda la strutture architettoniche pratica all'uso e in grado di soddisfare le varie esigenze della società. 3) Bellezza (venustas) con un aspetto dell'opera piacevole ed armonioso.

Le opere architettoniche devono essere progettate da operatori specializzati del settore, gli architetti, che sfruttando le esperienze del passato e le regole del presente sapranno coniugare l'utilità con la solidità e, con sagge e abili operazioni di fusione, sapranno unire queste caratteristiche in un unico elemento introducendo la componente estetica come legame tra le parti.

L'Architetto deve inoltre prendere spunto dalla natura e dal corpo umano, creato in maniera tale che vi sia sempre una corrispondenza di proporzioni tra le parti anatomiche: il viso, se misurato dal mento alla sommità della fronte e alla radice dei capelli, corrisponde a un decimo dell'altezza del corpo. La stessa proporzione si presenta nella mano aperta se viene misurata dalla sua articolazione fino alla punta del dito medio. L'altezza del viso si divide in tre parti uguali, dal mento alla base delle narici, dal naso fino al punto d'incontro con le sopracciglia e da queste alla radice dei capelli. Il piede è la sesta parte dell'altezza del corpo e così via.

Il centro del corpo umano è l'ombelico: se si fa sdraiare un uomo sul dorso con mani e piedi distesi e allargati, puntando un compasso sul suo ombelico, si descriverà un cerchio che andrà a toccare tangenzialmente le estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi. Un'altra figura geometrica che ricorre oltre al cerchio è quella del quadrato, infatti, se si misura dal piano di posa dei piedi al vertice del capo e si riporta questa misura alle mani distese, si troverà una lunghezza uguale all'altezza, come nei lati del quadrato stesso.

Il trattato di Vitruvio che riconduce l'uomo ideale (microcosmo) alle figure geometriche della circonferenza e del quadrato, simbolo dell'universo e della terra (macrocosmo) ha affascinato schiere di architetti che, a partire dal Rinascimento, si sono cimentati nella traduzione grafica di tale insegnamento. Fra questi, va ricordato il famoso disegno di Leonardo da Vinci realizzato intorno al 1490 e raffigurante l'uomo vitruviano, simbolo di perfezione e di proporzioni estetiche.