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Creatività: andata e ritorno tra oriente e occidente
di Claudia Clerici
Se qualsiasi concetto è culturalmente e cronologicamente definito,
lo è anche personalmente. Un pensiero, questo, che è affiorato alla
mia mente quando ho iniziato a riflettere sulla parola "ambiente"
e subito le sensazioni mi hanno riportata all'Isamu Noguchi
Garden Museum a cui sono dedicate solo 16 righe in una
guida turistica di oltre 480 pagine.
Spazi…
Noguchi (1904-1988), figlio della scrittrice americana
Leonie Gilmour e del poeta giapponese Yonejiro Noguchi, ci ha insegnato
che l'ambiente è uno spazio esistenziale più che fisico.
In lui si incontrano Oriente e Occidente, l'intero percorso del
sole in un confronto continuo tra culture differenti che hanno scritto
la particolarità di una vita.
Il suo impegno artistico si fonde con la personale ricerca umana, volta alla definizione della propria identità che non verrà mai tradita, come non viene mai tradita la natura dei materiali prescelti con forme incapaci di rispettarli.
Il suo lavoro ci offre opere astratte in bronzo, legno, granito, basalto, argilla, ma anche sabbia e acqua, sempre nel tentativo di ricreare un rapporto perfetto con lo spazio e la luce circostanti.
Ma com'è possibile plasmare il granito, rispettandone la forza e
la resistenza oppure sabbia e acqua nella loro costante mutevolezza?
La risposta è in ciò che si prova di fronte alle sue creazioni,
scoprendo che l'impossibilità può essere trasformata cambiando il
punto di vista. Così le sue sperimentazioni diventano
un anelito di fantasia…
Fantasia che nel 1947, di fronte al timore diffuso di una guerra
atomica, assume il volto di Sculpture to be seen from Mars,
un viso astratto scolpito nella terra che avrebbe dovuto informare
eventuali abitanti extraterrestri che un tempo sul pianeta Terra
era esistita una forma di vita civilizzata.
Ma si sarebbe potuto davvero parlare di civiltà di fronte alle macerie della distruzione atomica?
Così Noguchi non si ferma alla ricerca di una presunta perfezione
estetica, ma si propone di modellare la terra in una sculpture
of spaces che sia elemento pratico nella vita quotidiana. E
questa è anche la volontà del Garden Museum che offre un ambiente
capace di valorizzare la grande eredità dell'impegno sociale di
Noguchi all'interno di un centro educativo con programmi grazie
ai quali si approfondiscono i differenti punti di vista, lavorando
sull'esperienza dei singoli visitatori.
Così è possibile confrontarsi su arte, architettura e design, si possono frequentare incontri di poesia discutendo con poeti contemporanei, le famiglie possono intrattenersi in attività manuali a partire dallo scoperta dei materiali naturali e gli adolescenti hanno l'occasione di mettersi in gioco nella creazione di un'opera, valorizzando il proprio sentire.
Dunque, come si legge nella guida, il museo è scomodo da raggiungere,
ma ne vale la pena per non fermarsi alle seppur bellissime luci
di Times Square e all'imponenza dello Skyline e fare
così di ogni viaggio un'esperienza personale al di là di un rigido
reticolato di vie.
Potete prendere la linea N o W fino alla stazione di Broadway
(Queens) e procedere per circa 15 minuti di passeggiata fino a Vernon
St.
Se invece di va di conoscere le innumerevoli linee di superficie,
arrivano anche i bus e potrebbe capitarvi di incontrare una simpatica
signora di mezza età, del centro Italia, che si rivolge a voi in
italiano come se ci si conoscesse da tempo: fantastico! |
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