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Ambiente e donne al lavoro
di Francesca Gabetti
Da innumerevoli secoli e con il decisivo contributo di Lamarck,
gli studiosi indagano su come le necessitá dovute all’adattamento
ambientale possano influire sullo sviluppo della specie. Anche se
l’eterno dilemma tra innatismo razionalista ed empirismo non
è ancora univocamente risolto, oggi é comunque innegabile
che nascere, crescere o vivere in un determinato ambiente, oppure
sperimentarne un altro opposto, puó avere grandi ripercussioni
sulla nostra vita futura. In particolare condiziona la strutturazione
dei nostri “script” quotidiani, ovvero il nostro modo
di sentire, interpretare e comportarci nelle diverse situazioni..
La premessa introduce il tema di questa “prospettiva”,
che vorrebbe scherzare un po’ sulle impossibili, surreali
e spesso comiche circostanze in cui puó trovarsi invischiata
una donna quando “sperimenta” ambienti... ancora prettamente
maschili!
Vi é mai capitato di prendere un aereo Milano-Roma o
un Barcellona-Madrid (in questo senso Italia e Spagna sono purtroppo
simili) alle 7 di un lunedí mattina? Voi, esemplare raro
di donna lavoratrice-viaggiatrice, vi trovate catapultate nel
bel mezzo di barbe rasate, giacche, cravatte e valigiette, a cercare
di nascondere nella borsa di MaryPoppins il vostro foulard rosa
shokking, insolita macchia di colore tra i grigi. Giovani rampolli
in viaggio d’affari, aspiranti consulenti in gavetta, papá
in trasferta settimanale, annoiati lavoratori-pendolari, vari
pachidermici politici...e voi, una donna! Tutti vi sbirciano di
sottecchi, immaginando il vostro ruolo aziendale.
Ovviamente siete sempre scartate qualche scalino prima del toto-top
management, ma ormai fate finta di non saperlo e tirate dritto
per il vostro imbarco anche se vi sentite scandite da un fascio
di cento radar a raggi X.
Una volta in aereo, osservate le altre (poche) compagne donne
e scoprite che l’universo sembra essere palesemente diviso
in due: le agguerrite-aggressive, che simulano il disagio sfoderando
le armi contundenti della femminilitá esagerata tipo mini
gonne, viso tirato da creme-botox e calze a rete, e le timido-idealiste,
che vogliono arrivare cosí come sono e ripiegano su scuri
toni di tailleur taglio maschile. Vi chiedete da che parte state
voi, ma vi sentite comunque un pesce fuor d’acqua.
E’ quello il preciso istante in cui torna miracolosamente
a frullare nella vostra mente di donna lo spinoso dibattito sulle
quote rosa. E questa volta vi soffermate a ragionarci.
Nel caso poi vi capiti di viaggiare con altri colleghi maschi,
ecco il supplizio: se “scappa il bisognino Rocchetta-Tin-Tin”,
le code alle toilettes femmnili superano di regola quelle
della Cappella Sistina, mentre gli ometti in due secondi sono
pronti (ti chiedi, tra l’altro: tutte queste donne nella
toilette dell’aeroporto, poi sull’aereo dove
sono?).
Per non parlare dell’impresa di gestire
borsa+computer+trolley+stivali+gioielli+cintura+creme di bellezza
liquide ai controlli di sicurezza! Il tutto richiede dieci mani
ed un quarto d’ora di preparativi, mentre i tuoi colleghi
ancora una volta ti aspettano chiacchierando pacifici tra loro.
Buffo é, che spesso gli uomini non si accorgono neanche
del nostro disagio ed affanno impellenti.
Sull’aereo, finalmente ti rilassi, ma ...occhio alla scollatura
o alla gamba scoperta!I tuoi vicini di corridoio sono sempre pronti
ad allungare la vista, è un dato di fatto che un lembo
di pelle di prima mattina scatena improbabili decolli dell’immaginazione
XY...
Altra situazione degna di nota è quella delle riunioni
aziendali. Se i dati che menzionano un misero 2% di donne tra
i consigli d’amministrazione sono reali, è ovvio
che la possibilitá di contare sulla presenza di un’altra
girl al tavolo ovale scarseggia alquanto. Durante una
riunione, cosa é meglio indossare perché l’attenzione
non si catalizzi su di te e rimanga sui contenuti? Come evitare
riunioni notturne senza scadere in banali cliché
“mamma isterica”?
... Italia e Spagna, inutile negarlo, sono due realtá
dall’ambiente aziendale ancora decisamente maschilista e
gerarchico. Battutine e commenti poco gradevoli su forme, capacitá
ed aspetto estetico sono cosí all’ordine del giorno
che, ahimé, passano quasi inosservati. In Spagna per lo
meno, sembra che le donne siano state capaci di alzare barriere
di dignitá un pochino piú alte...(dicono sia merito
della TV che non propugna a ritmi martellanti il Modello-Velina).
Nel nord Europa ottengono rispetto, da noi ancora lontano anni
luce.
In un’azienda italiana che conosco le donne (e solo loro!)
sono state addirittura obbligate a seguire un corso di buone maniere
(negli Stati Uniti sarebbe scoppiato un caso). In un’altra,
l’Amministratore Delegato assumeva solo girls perché
“piú abituate a subire senza protestare”. Centinaia
di casi di ragazze giovani che, dopo un’esperienza traumatica
di questo tipo, finiscono ogni anno dallo psicologo.
E poi, dulcis in fundo, in Italia il mobbing
resta impunito anche a livello legislativo...
Per fortuna peró abbiamo la forza e lo spirito di scherzarci
sopra, raccontando episodi divertenti come quelli dell’aereoporto
o della sala riunioni, ce ne sarebbero migliaia. Ne ridiamo tra
noi ed anche con i colleghi uomini, che, spesso consapevoli, giocano
complici a sdrammatizzare...
Le donne si sono create un’autodifesa di autoironia propria
che non le protegge peró dal soffrire dentro, per quel
senso di inadeguatezza e frustrazione che spesso sono legati ad
un ambiente non molto amico del rosa (shokking) e dai colori decisamente
troppo azzurri.
Fondamentale diventa peró non arrivare mai a pensare che
non ci sia piú nulla da fare. In questo modo, si estinguerebbe
davvero una specie. E se il trucco fosse iniziare a non avere
paura di imporci o di sdegnarci quando necessario, porre noi per
prime nuovi limiti al gioco dei ruoli? Cogliere di sorpresa l’ambiente
per vivere nuove sensazioni e magari, perché no, un giorno
ribaltare l’equilibrio. Sembra intrigante, voi che ne dite?
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