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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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E Brigitte creò Saint-Tropez
di Diletta Gatti

1956. Mentre negli Stati Uniti la grande e risplendente Marilyn incanta le platee nel ruolo di Cherie in Fermata d'autobus, a Saint-Tropez una biondina selvatica e mozzafiato se ne va in giro mezza nuda facendo strage di cuori. Come antidoto alla Monroe nasce così in Europa un nuovo mito: Brigitte Bardot, "la ragazza del peccato", la malandrina dal musetto imbronciato, l'icona sexy del cinema francese di quegli anni. Bambola spregiudicata e antesignana del femminismo, la leggendaria B.B. esplode sullo schermo nelle vesti di una lolita capricciosa in Et dieu créa la femme, commedia epocale che sconvolse i pudibondi assetti moralistici degli anni '50. Ambientata a Saint-Tropez e diretta dall'allora marito Roger Vadim, la pellicola, sull'onda della Nouvelle Vague, celebra la nascita di un personaggio femminile libero e scandaloso, capace di far impallidire i bacchettoni e di incendiare la scena con la sua sola, esplosiva, presenza.
Juliette/Brigitte, monella sfrontata e tentatrice, non porta gioielli, scorrazza in bicicletta a piedi nudi, ondeggia i fianchi a ritmo di mambo e fa sempre e comunque quello che l'istinto le suggerisce. Provocante e a proprio agio anche con i capelli arruffati e con indosso un paio di stracci, questa ninfa dirompente emette una scarica erotica che turba gli uomini attraverso una naturalezza limpida e insieme perversa, non contaminata dalle apparenze o dalle convenzioni.
Il film non è granché, ma Vadim riesce a tirar fuori dalla moglie, allora appena ventiduenne, uno strano cocktail di innocenza e di fascino animale che fa perdere la testa non solo al timido Jean-Louis Trintignant, ma anche a qualsiasi maschio al di sopra dei dodici anni.
Longilinea, di media statura e con un volto dai tratti deliziosamente marcati, la francesina si distingue subito grazie alle labbra infantili, allo sguardo vezzoso e al sex appeal animalesco, caratteristiche che stravolgono e rivoluzionano i canoni di bellezza muliebre dell'epoca. La Bardot non si distingue per le sue qualità di attrice, la Bardot buca lo schermo in quanto "è". Incosciente, poco (o per nulla) vestita e indifferente a tutto e a tutti, l'attrice, in un cinema dove l'artificio c'è e si vede, provoca e trasgredisce proprio perché riesce, senza fare nulla, a rimanere se stessa.
Poco amata dagli addetti ai lavori (Monicelli dopo un provino la definisce "bassina, insignificante e con un volto da pechinese"), la ragazza riesce tuttavia a imporsi all'attenzione del pubblico maschile e a rubare la scena a matrone morbide e iperfemminili come la Mangano e la Loren. Con lei nasce così la "sexy kitten", l'antitesi alle femme fatale di Hollywood, una versione moderna dell'eterno femminino che darà il via, negli anni a seguire, a una serie di "ragazze spregiudicate" come Jane Birkin, Maria Schneider, Valérie Kaprisky e Ludivine Sagnier, la ninfetta tentatrice di The swimming pool.
Il film di Vadim si colloca così nella storia del cinema come il trampolino di lancio di un fenomeno non ancora estinto: la "bardolatria". Prova ne è che anche oggi, a cinquant'anni di distanza, il mito di B.B. è ben vivo e continua a essere imitato. Numerose sono infatti le star che hanno tratto ispirazione dal look sexy/marinaro di Brigitte: dall'algida tedesca Claudia Schiffer che, nonostante una vaga somiglianza non ha mai posseduto l'ardore e la freschezza della diva francese, sino alla minuta australiana Kyle Minogue, presentatasi negli ultimi video con un look marcatamente "bardottiano". In ogni caso, e nonostante le buone intenzioni, c'è da dubitare che il mondo possa avere un'altra Bardot.
Brigitte, per ora, resta inimitabile.