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Il banchiere dei poveri
di Graziella Giuffrida

L’ambiente condiziona le scelte di un uomo, sia per la sua condotta morale che sulla sua visione del futuro. Il professor Muhammad Yunu, Nobel per la pace 2006, può essere preso ad esempio, e con la sua esperienza esserne testimone.
Durante il periodo dell’insegnamento, si interroga su alcune teorie economiche, da sempre considerate come perfette e nei confronti delle quali inizia ad avvertire un senso di disagio, la realtà è differente dalle teorie: la gente muore ancora di fame, soprattutto nel suo paese.
Si accorge che in Bangladesh non esistono istituti di credito per i poveri, i poveri sono tali non perché pigri bensì perché le strutture finanziarie non sono disposte ad aiutarli “i poveri non hanno diritti umani”. Ha così inizio l’avventura di Grameen Bank, un prestito di ventisette dollari ad una quarantina di persone a tassi bonificati.
Il progetto si concentra sulla condizione delle donne, poiché “Sono il sinonimo di povertà e di sottomissione”.
L’uomo non è nato per patire le miserie della fame e dell’indigenza che oggi soffre, perché noi distogliamo gli occhi dal problema… se davvero lo vogliamo possiamo realizzare un mondo senza povertà”. Questa iniziativa ha trovato riscontro in cinquantasette paesi del mondo.
Le donne sono il motore, la loro tenacia, la volontà di dare ai loro figli una condizione di vita migliore le ha rese in grado di migliorarsi e di migliorare la loro vita, dimostrando che la povertà può essere vinta, non con capitali stranieri bensì con la voglia di cooperare di integrarsi nel tessuto sociale, mai privando un essere umano della propria dignità “un conto è prestare, un conto è fare la carità”.
La parola povero non deve destare pena, ma deve suscitare la consapevolezza di voler creare una nuova mentalità verso questa piaga irrisolta motivo di sprechi e di finto interesse da chi si considera più emancipato economicamente.