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E se bastasse "decrescere"?
di MZ
Progressivo esaurimento delle fonti energetiche, mutamenti climatici,
aumento esorbitante dei rifiuti, inquinamento ambientale…il
panorama è devastante, ma attuale.
E la domanda è: che cosa si può fare per arrestare
questa tendenza? C’è chi dice ridurre il Pil
e la crescita esponenziale di merci prodotte. Sembra una risposta
paradossale, ma non lo è affatto per Maurizio Pallante,
guru del movimento della decrescita felice
e autore del Discorso sulla decrescita (Luca Sossella
Editore, 2007).
La parola “decrescita”, può intimorire
e incuriosire, può essere fraintesa e bistrattata, ma la
teoria socio-economica che ne sta alla base – con tanto
di dati alla mano - potrebbe non essere del tutto fantascientifica.
Secondo Pallante per vivere meglio e salvaguardare l’ambiente,
basterebbe ridurre la smisurata produzione industriale di merci
e servizi che, giorno dopo giorno, contribuiscono più all’aumento
del prodotto interno lordo di ogni Paese, che ad accrescere il
loro reale benessere. Perché la corsa al consumismo e all’iper-produzione
causa anche aumento di rifiuti, inquinamento e degrado ambientale,
con una drastica ed insostenibile riduzione di materie prime e
fonti energetiche a disposizione del nostro pianeta.
Non si tratta però di tornare al passato, di rinunciare
a produrre, ma di farlo con più sobrietà,
con moderazione, in modo ecologicamente sano e sostenibile. Magari
provando a cambiare sistema di valori e stile
di vita, accontentandoci un po’ di più del necessario
e del sufficiente. Scegliendo più qualità,
in cambio di più quantità.
Come? Ad esempio, con la raccolta differenziata dei rifiuti,
utilizzando l’acqua con parsimonia e un po’ meno la
macchina per muoversi in città.
Ma non solo: secondo Pallante, un ulteriore passo avanti può
esser fatto promuovendo l’autoproduzione
di beni e servizi, perché si sa che la marmellata fatta
in casa è più sana ed economica di quella acquistata
al supermercato. Oppure, ancor più, evitando di sprecare
energia, con l’impiego sempre più capillare di fonti
rinnovabili e la costruzione di edifici a basso fabbisogno
energetico…
Forse non si potrà interrompere del tutto questo ciclo
perverso. Forse sono troppo complessi i bisogni sociali, culturali
e politici che alimentano la corsa allo sviluppo e al progresso
ed è troppo arduo pensare di convincere popolazioni intere
a smettere di “crescere”, quando denaro e beni materiali
sono visti come un simbolo di benessere o di rivalsa. Ma che si
condivida o no la visione di Maurizio Pallante, anche parlare
di “decrescita” può essere un modo
in più per iniziare a chiedersi perché.
A chiedersi cosa si può fare per provare ad arrestare,
nel proprio piccolo, il degrado dell’ambiente e del mondo.
Maurizio Pallante (Roma, 1947) è consulente del Ministero
dell'Ambiente per l'efficienza energetica. Ha collaborato con
La Stampa, Il Sole 24 ore, Il Manifesto e Rinascita. Ha pubblicato:
Ricchezza ecologica, Un futuro senza luce, La decrescita felice,
Manifesto del Movimento per la Decrescita Felice.
Per approfondimenti: www.decrescitafelice.it
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