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Pianeta adozione
di Ornella Sasso

Quando abbiamo deciso di adottare un bambino mai avremo immaginato che sarebbe stato così difficile. Eravamo stati informati che non sarebbe stata una passeggiata ma non pensavamo fino a questo punto!

Una volta ottenuta l'idoneità per l'adozione internazionale, arrivò il momento di scegliere l'associazione che avrebbe seguito in tutte le fasi per diventare genitori.
Dovete sapere che in Italia ci sono almeno 60 Enti che si occupano di adozione internazionale, ognuno di loro con una sua tipologia di paesi ed ideologie diverse. Dal momento in cui si ottiene l'idoneità la coppia ha tempo un anno per iscriversi a solo una di loro. Passato l'anno l'idoneità scade e bisogna rifare tutto l'iter.

La nostra scelta cadde su un'associazione che aveva l'accreditamento per Armenia e Moldavia. L'etnia di nostro figlio non ci è mai importata, tutti i bambini del mondo sono uguali, ma su una cosa non abbiamo mai cambiato idea…la sua età. Non riusciremmo a sopportare di aver perso anni importanti della sua vita e ci sentiamo pronti per un bambino molto piccolo.

La direttrice dell'associazione da noi scelta ci prometteva tempi brevi, massimo un anno, e bambini di pochi mesi. Questo ci avrebbe dovuto mettere in guardia - tutto troppo facile!- ma ci lasciammo prendere dall'emozione, dai sogni così a lungo repressi, dalla voglia matta di avere presto il nostro bambino tra le braccia.
Fummo contattati per frequentare un corso di due giorni, che è obbligatorio in tutte le associazioni, ed in quella sede, di punto in bianco, una coppia chiese a che punto era la loro pratica, visto che erano iscritti da almeno tre anni e mezzo. Per tutta risposta la psicologa disse che non aveva la più pallida idea. A quel punto, questi aspiranti genitori, vuotarono il sacco e dissero, davanti a tutti noi (una ventina di coppie) che in tutti quegli anni non avevano fatto altro che versare cifre astronomiche, senza mai ricevere alcuna informazione certa, né un minimo avanzamento nell'iter adottivo.

Mio marito ed io eravamo allibiti, ma speravamo in una smentita immediata, invece una responsabile li fece passare per visionari e si continuò con il corso come nulla fosse!
Ma ormai per noi ed altre coppie il tarlo del dubbio e la sfiducia avevano iniziato a tormentarci.

Una volta a casa mio marito andò subito a controllare le tabelle dei vari enti su internet, scoprimmo così che quell'associazione dal 2000 in poi non aveva portato a termine neanche un'adozione. Piansi tutte le mie lacrime!
Ancora non riuscivo a crederci totalmente, non mi sembrava vero, quel giorno avevamo consegnato a quelle persone i nostri cuori… senza immaginare che avrebbero giocato vilmente con i nostri sentimenti.

Chiedemmo spiegazioni alla direttrice, ma non ricevemmo altro che risposte evasive. Chiamammo il Cai (l'ente di vigilanza sulle associazioni) per denunciare il fatto.
Altra delusione: dissero che era colpa nostra, che dovevamo informarci prima.
Ci mettemmo in contatto con "Striscia la notizia" e scoprimmo che più di 150 coppie, dal 2000 in poi, erano state alleggerite di circa 15.000 euro, versati all'associazione in questione, senza mai aver fatto il minimo passo avanti.

Riuscimmo comunque a riavere indietro la quota associativa per aver revocato loro il conferimento, ma era una magra consolazione!
Solo di recente abbiamo saputo che la direttrice di questa pseudo-associazione è stata arrestata.

Chi adotta non è tutelato, c'è un'indifferenza sconcertante da parte dei politici che non si chiedono mai quanto possano soffrire, nel frattempo, i bambini in cerca di una famiglia.
Il diritto a una famiglia è una delle affermazioni più ricorrenti quando si parla di bambini in stato di abbandono. Un diritto sempre più ignorato dai politici, che si fanno beffe della convenzione della Aia su diritti dei minori.

Ora siamo iscritti ad un'altra associazione. Siamo persone fiduciose della vita, convinti di quello che vogliamo, adottare un bambino, e molto molto ottimiste. E questo aiuta.
Ci siamo dati una risposta del perché ci fosse successo tutto questo, e siamo arrivati ad una conclusione: il nostro bimbo aveva bisogno di più tempo perché noi potessimo arrivare a lui o a lei.

La nostra strada per arrivare al nostro bambino o bambina era già stata tracciata, ed è iniziata quel giorno.

Link utili
La Costituzione
Convenzione dell’Aia sull’adozione