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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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Donna sana in corpore sano
di Rossella Canevari

Che lo si ami, lo si trascuri, che sia il fine o solo il mezzo dell'esistenza, è una realtà oggettiva. Il corpo c'è, in tutta la sua materiale fisicità ed è la prima realtà con cui abbiamo a che fare, quando veniamo al mondo.

Per un bambino il corpo è la misura del mondo e la metafora della vita che si appresta a vivere: il dolore, l'urgenza degli stimoli più basilari, la gioia delle piccole grandi conquiste quotidiane. Appropriarsi del corpo è la prima immensa conquista che ciascuno di noi può vantare di aver raggiunto quando i muscoli delle gambe erano ancora deboli e i piccoli piedini mal fermi sulla terra. L'emozione dei primi passi: l'inizio del viaggio, della crescita, di un percorso individuale. Il corpo ci insegna che un lungo percorso, parafrasando un grande saggio orientale, si fa un passo alla volta, mettendo un piede davanti all'altro ogni giorno, nonostante le difficoltà, la fatica e nonostante il futuro sia sconosciuto.

Nell'adolescenza il corpo sboccia e si trasforma in modo inaspettato. Giungono nuove pulsioni, nuovi stimoli, nuovi processi ormonali. Il corpo di una donna già a undici, dodici anni viene iniziato al potere della vita attraverso il battesimo del sangue. La fertilità arrotonda i fianchi, ingrandisce i seni. La natura rende il corpo femminile un "luogo" accogliente e morbido pieno di rimandi ancestrali dove tutto conduce alla vita.

Donne in carne, con fianchi e seni torniti. Pance sporgenti e morbide. Cosce pronunciate. Una fisicità che solo a pensarci fa inorridire le donne e fa fare smorfie di disappunto agli uomini. Eppure i canoni del passato erano questi. Le vittorie alate greche, le veneri romane e le madonne rinascimentali. La rappresentazione della Pacha Mama nella cultura sudamericana che sopravvive alle culture preincaiche e viene assorbita dagli Inca conquistatori. Anche nella cultura Buddista la divinità femminile per eccellenza, Tara ha forme sinuose.

Il corpo femminile dall'inizio dei secoli è stato rappresentato più o meno all'unanimità in questo modo. Mentre quello maschile ha sempre avuto caratteristiche di plasticità e forza. Come natura crea. Tutto questo fino all'inizio del secolo scorso.

Con l'avvento dei media, dei dictat della moda e delle icone create a tavolino però, le cose sono cambiate. I canoni sono stati rivoluzionati e il potere dell'immagine ha creato un processo aspirazionale che ha dato il via a cambiamento prima mentale e di conseguenza fisico del corpo femminile.
Un processo di livellamento delle forme a favore della mascolinizzazione, delle pance piatte e disegnate, delle vite strette e dei fianchi lineari come quelli degli uomini.

Le donne di successo devono essere magre, belle, eleganti. Le donne da copertina e le dive del cinema sono perfette, non hanno rughe e cellulite. Le donne che hanno "le palle", che arrivano ai vertici delle aziende e che riescono a fare una carriera come quella degli uomini, vestono in tailleur Armani taglio maschile e non possono permettersi chili di troppo. Il clichet lo impone. La società lo esige. Gli stilisti aborrono le donne imperfette e continuano a ispirarsi a modelle taglia 38, con seni piccoli oppure rifatti, con fianchi da bambine e cosce inesistenti. Le donne si adeguano, digiunano e dove non può la volontà, arrivano con la chirurgia estetica.

Coco Chanel, la prima grande donna della moda che ha il merito di avere introdotto i pantaloni nel guardaroba femminile, diceva: "Non si è mai troppo magri, né troppo ricchi". Forse oggi, in un Occidente in cui non si muore più di fame, ma di anoressia, la sua frase suona decisamente inopportuna. Per ricordare il suo genio è certamente meglio citare il suo motto: la moda passa, lo stile resta.

La società impone modelli sbagliati, ma troppe donne oggi hanno poca considerazione di loro stesse e soprattutto nessun rispetto per il proprio corpo.

Parafrasando le femministe, ogni donna oggi dovrebbe pensare: "Il corpo è mio e me lo gestisco io" fregandosene dei modelli e dei canoni imposti da altri.

Un corpo sano e funzionante è un privilegio che ci permettere di vivere una vita libera e serena. Un corpo colpito dalla malattia è una condanna all'ergastolo.

Nasciamo e viviamo sole, come moriamo, e il corpo è la prima e l'ultima realtà umana con cui entriamo in contatto in questa vita. È la nostra convivenza forzata.