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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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Dal corpo alla mente, dalla mente all'anima
di Lubna Ammoune

Il 13 settembre è iniziato per i musulmani il Ramadan, mese più sacro del calendario lunare e uno dei pilastri del credo islamico. Per trenta giorni i fedeli devono astenersi da cibo, acqua, fumo e rapporti sessuali, dall'alba al tramonto, questo è noto ai più. Pochi però conoscono il senso spirituale di questa parola.

Il Sawm, che comunemente indica il digiuno islamico, letteralmente si traduce in astensione, che però non riguarda solo il semplice astenersi da beni materiali, ma in maggior misura da quelli di carattere etico. Il termine, infatti, abbraccia la sfera della moralità e un musulmano, praticando il Sawm, cerca soprattutto di evitare atteggiamenti negativi, quali la menzogna, il parlar male e il dubitare della buona fede dell'altro.

Attraverso la purificazione del corpo, si crea una sensibilizzazione nei confronti dei poveri che vanno aiutati e assistiti. Attraverso l'autodisciplina nel trascendimento di sé, l'uomo coglie il dolore e la sofferenza causati dalla privazione di beni primari e questa esperienza gli permette di provare solidarietà per coloro che patiscono per più di un giorno tale astinenza.

È un esercizio di volontà e moderazione che parte dal corpo e arriva all'anima e permette di disciplinare tentazioni fisiche che automaticamente vengono messe in secondo piano. Con l'introspezione e l'autocontrollo, il credente riesce a trovare un equilibrio spirituale che lo porta a raggiungere uno stato di pace a tre livelli: con Dio, con se stesso e con gli altri. Lo sforzo fisico che si sente in un primo momento viene colmato dalla misericordia e dalla carità che scaturiscono da quest'esperienza che viene accompagnata dal rafforzamento al massimo grado di virtù quali la pazienza e l'umiltà.