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Anno I, N. 4 - 01/10/07
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Faccia da tatuaggio…
di Federica Flisio

Wikipedia insegna: "Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l'uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato ha potuto rappresentare ad esempio sia una sorta di carta d'identità dell'individuo, che un rito di passaggio all'età adulta."

Insomma come forma d'arte è stata sempre presente nella vita dell'uomo. Eppure in questi tempi moderni da alcuni osannati per la raggiunta tolleranza e apertura mentale, il tatuaggio è ancora fortemente discriminato. È vero che se non ci si mette in mano a dei professionisti seri il rischio è di contrarre patologie gravi come il tetano, l'epatite C e l'AIDS. Bisogna però stare attenti di non fare di tutta l'erba un fascio e soprattutto iniziare a considerare i tatuatori come dei veri e propri artisti e non come persone dalle idee strane e dalle conoscenze pericolose.

La grande maggioranza delle persone associa il tatuaggio ai criminali o ai drogati. Sono solo queste due categorie a cui il tatuaggio è concesso senza discussione. Se un padre di famiglia o una giovane donna decide di farsi tatuare lo scandalo è certo. E non parlo per luoghi comuni, ma per esperienza diretta.

Il tatuaggio ha sempre esercitato su di me un fascino incredibile. Credo che fatto bene e in un buon posto valorizzi estremamente il corpo. Certamente bisogna decidere con molta attenzione dove e cosa farsi tatuare, perché è per sempre. Comunque per tornare a me, verso i 16 anni ho iniziato ad esprimere il desiderio di poter avere un bel tatuaggio. Intendiamoci non li amo troppo grossi e vistosi, quindi un dragone che sputa fuoco sulla schiena non è decisamente il mio genere. Volevo un qualcosa di semplice, discreto e bello. Non è difficile immaginare quale sia stata la risposta dei miei genitori: "Non se ne parla neanche".

Ma la mia testardaggine è leggendaria. Così l'anno dopo ci ho riprovato. E la risposta è stata migliore: "Quando sarai maggiorenne". Perfetto, ho pensato,tanto 18enne ci divento, e a quel punto non potranno più dirmi No.

E puntuale come un orologio svizzero alla tanto agognata soglia dei 18 anni ho ottenuto la mia bella fatina sulla spalla destra. Che alla fine persino i miei apprezzano.

Da quando ho questo tatuaggio le domande cretine si sono sprecate.
Alcuni esempi?
"Nooo… ti sei fatta il tatuaggio? Ma dai! Ma tu non hai la faccia da tatuaggio?!"
"Scusa ma fallo vedere questo tatuaggio, se no, cosa te lo sei fatta a fare?!"

Lo sgomento è totale. È stata coniata una nuova espressione… la faccia da tatuaggio. Non sapevo che per farsene uno bisognasse avere la faccia. Da povera ingenua pensavo bastasse la convinzione. Superba e un nulla stereotipata poi l'idea che chi ha un tatuaggio vuole farlo vedere a mezzo mondo. Luogo comune onnipresente.

In teoria la gente crede che dovrei andare in giro anche d'inverno con la schiena scoperta (per amor di coerenza!) mentre i pinguini mi fanno ciao con la manina (le caprette sono al caldo…)

Non avrò la faccia da tatuaggio, ma neanche la testa di una cretina!