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Gineceo democratico
di B.K

Veronica Lario in BerlusconiPer Veronica Lario in Berlusconi l’uscita mondana del 2007 sembrava essersi già esaurita nelle ultime settimane di Gennaio. Quando cioè la discreta e impenetrabile moglie dell’ex premier rivolse a Repubblica un accorato sfogo circa la condotta poco onorevole del plenipotenziario Silvio, fatta di complimenti e strizzate d’occhio rivolti a giovani e promettenti pulzelle dello spettacolo e della società civile del Bel Paese.

Ma tant’è. Risolto il tutto e consegnata all’opinione pubblica un’immagine di sé decisamente meno algida, ecco che l’eterea Veronica viene ritirata in ballo come perfetta sintesi del prototipo di donna contemporanea: discreta (mood obbligato vista l’ innata verve del consorte) colta (qualità ancora più stimabile perché autodidatta) dall’intelligenza vivace (e qui ci dobbiamo fidare).

Walter VeltroniAutore del panegirico è Walter Veltroni, fresco di leadership (poco) democratica, che ha scritturato l’ex attrice in quell’agone mediatico che è il Pantheon del P.D. O almeno ci ha provato. La prima cittadina di Macherio ha infatti rifiutato l’invito alla candidatura tramite un’intervista rilasciata alla fida Latella, in cui ha commosso soprattutto la lettura data all’elogio di Veltroni, come fine dell’acredine politica tra Forzisti e democratici o più banalmente tra destri e sinistri. Scelta obbligata. D’altra parte il suo (ingiustificato) successo come donna- modello consiste principalmente nel fatto di non essersi mai messa in gioco, di non aver abusato mediaticamente di una posizione che avrebbe suscitato le ire di molti. E anche perché, ammettiamolo, il Pantheon veltroniano assomiglia più ad un tendone Orfei che ad un insieme di lumi: l’eterno ragazzo della politica italiana ci ha inserito, tra gli altri, Gandhi, Che Guevara, Karl Marx e pure Craxi (senior). Volti illustrissimi, ma quanto meno male assortiti. Lario ha preferito starne fuori, anche perché sarebbe stata l’unica vivente del groupage (e gli attori si sa son gente superstiziosa).

E' il risvolto tutto italiano, che segna la morale della storiella in questione, a far sorridere (amaramente): la reazione delle compagne democratiche! Flavia Prodi si definisce “sorpresa”, Albertina Soliani, rivolgendosi alla caratura personale della first lady ad honorem: “Macchè illuminata!”. Laura Pennacchi: “Portatrice di straordinari valori era mia madre, che teneva in vita nove figli con lo stipendio di mio padre operaio”. E dulcis in fundo la risposta dell’agguerritissima Rosy Bindi per cui la candidatura della signora Berlusconi sarebbe l’affermazione dell’oligarchia della società civile. Che stona, in casa democratica.
Insomma, tradotto: ci siamo già noi, colte, pensanti e per giunta pubblicamente di sinistra. Da bravo Walter, accontentati di essere il leader del P.D. e non destabilizzare la lottizzazione di ruoli nel gineceo diessino e diellino che ha trovato a stento un equilibrio tutto suo.

Mentre in superficie emerge l’idea avvilente che circonda la pantomima: queste signore sono meglio disposte a cedere sulla leadership che nel ruolo di favorite del sultano di turno. A tutto discapito della “nuova odalisca” su cui si posa lo sguardo del maschio dominante.

Risultato: Lario (con charme e parole posate) vince 10 a 0 contro la Femminile Democratica in ordine sparso che difende la propria superiorità intellettuale. Ci risiamo con la vecchia storia della sinistra a due spanne da terra. Non sarà una banalissima e (unilaterale) competizione da pollaio?
Paese che vai, democratiche che trovi.