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Intervista ad una lucciola
di Sabrina Sasso
Sinceramente non mi aspettavo sarebbe andata così.
Chissà perché, nel mio immaginario, la persona che
avrei intervistato doveva essere una vittima delle circostanze,
una che non voleva “fare la vita”, ma che dalla vita
era stata costretta. Invece mi trovo davanti una ragazza, italiana,
abbastanza giovane (dichiara 30 anni), appariscente, spregiudicata.
L’appuntamento è in un bar. Avevo chiesto un’intervista
telefonica, ma non c’è stato verso, forse perché
non voleva fornirmi nessun numero di telefono (i contatti sono
stati sempre per interposta persona). Quando arrivo, a mezzogiorno
circa, lei è già lì che mi aspetta seduta
ad un tavolino. Non l’avevo mai vista prima, ma è
praticamente impossibile sbagliarsi: pantaloni neri aderenti,
body (credo) rosso fuoco, dècolletè di pelle nera
lucida, coda di cavallo, trucco impeccabile, molto particolare.
In realtà non è vestita diversamente da come fanno
tante ragazze in discoteca o nei pub… sarà che, a
metà giornata, in pieno sole, non è la stessa cosa…dà
nell’occhio. Vi riporto di seguito, quello che io, a questo
punto, chiamo “il monologo”.
Sorride:
- Sono già in tuta la lavoro, ho dieci minuti. Cosa beviamo?
- Per me un analcolico, sono astemia. – e lo dico quasi
a scusarmi.
Alzata di sopracciglia e nuovo sorriso, ironico stavolta, da parte
sua.
- Per me un Negroni… ho già preso un caffè…
ti costa cara ‘sta intervista! – risata.
- Non preoccuparti. Visto che hai poco tempo e che anch’io
ho da fare, possiamo cominciare?
- Prima ordiniamo.
Subito dopo comincio con la prima e, praticamente, ultima domanda.
- Come ti sei trovata a fare… questo lavoro? – mi
sembra inopportuno dirle “prostituta”.
- Guarda che non è che uno si trovi a fare la p…
- risata. Lei è sicuramente più diretta di me nel
dire pane al pane… - Sono arrivata a Bologna da un piccolo
paese del centro sud che avevo 21 anni, con solo la terza media.
Ho lavorato per due anni ai piani in un hotel di lusso, a malapena
arrivavo a 800.000 lire… A me piacevano le cose belle, mi
sono sempre piaciute, ma non mi sono mai potuta permettere un
c…. Poi ho lavorato in una discoteca. All’inizio barista,
poi barista e cubista e al mattino o al pomeriggio andavo in hotel
a pulire. Un giorno è mancato poco che mi beccassero mentre
dormivo in una delle camere che dovevo rifare.
Poi ho conosciuto un signore d’età, sulla
sessantina, mica mio nonno – evito di farle notare che se
hai vent’anni uno di sessanta può tranquillamente
essere tuo nonno - Mi dice di mollare tutto, che a me ci avrebbe
pensato lui e per un paio d’anni l’ha anche fatto.
Era abbastanza ricco, aveva una ditta con una ventina di dipendenti,
non so bene cosa facesse, scatole credo.
Naturalmente, a 23 anni, non frequentavo mica solo lui –
e mi descrive le deludenti prestazioni sessuali del signore
col quale stava - e lui un giorno mi ha stanata. Ero
in macchina con un ragazzo conosciuto in palestra. Addio casa,
addio vacanze, estetista, vestiti… Da un giorno all’altro,
sbattuta fuori.
Ma cogl… pensavi fossi tua moglie? – dalla
rabbia che le si dipinge sul volto capisco che le brucia ancora
lo smacco – Comunque ormai ero esperta nell’andare
a letto con uno che non mi piaceva per niente e così, spinta
da una mia amica che era già nel giro, mi sono trasferita
a Modena. Dividevo un appartamento di due stanze con altre tre
che battevano. C’era in via vai! – di nuovo la risata
– Però io andavo forte, ero quella più richiesta
e loro erano invidiose. Dopo 4 mesi… sbattuta fuori di nuovo!
Con anche dei lividi addosso, ma vallo a dire al pronto soccorso,
per le p… non ce n’è soccorso –
altra risata.
Io nel frattempo scrivo come una pazza, lei va a ruota libera,
non fa caso al fatto che io, ogni tanto, le faccia cenno con la
mano di andare più piano. Credo, infatti, di essermi persa
parecchi passaggi, ma non ho potuto far di meglio.
- Comunque, guarda, una volta che impari a fingere è fatta
e poi tutto dura pochi minuti. In più, tu cosa fai la giornalista?
Ah l’impiegata… quindi ti fai il c…
otto ore al giorno per 1.300/1.500… io li guadagno in una
settimana – pausa ad effetto – tre massimo quattro
ore al giorno.
Ah sì, va bè, tu sei onesta, non la dai! –
risata, e questa mi è rimasta particolarmente impressa
– Avrai finto centinaia di volte anche tu col tuo bello,
a chi la racconti? Solo che tu devi fingere e basta, a me mi pagano
per farlo.
Andrò avanti ancora per qualche anno, poi mi sposo –nota
la mia espressione incredula. Guarda che sono stata fidanzata
fino a 6 mesi fa e lui lo sapeva che da 7 anni batto. Non è
vero che siamo tutte costrette a farlo, io ne conosco poche ad
esempio e perlopiù sono straniere. Ma ormai lo sanno anche
loro cosa vengono a fare qui, quindi… E poi – adesso
sembra si voglia giustificare – io non lavoro per strada,
non scandalizzo nessuno. Metto annunci. Ho una casa.
Sono riuscita a strapparle un’altra risposta, ma erano
domande che dovevo porle:
- Ma tu, come stai? Come ti senti dentro? Non hai paura che possano
farti del male e delle malattie?
Mi guarda malissimo, poi sbotta:
- Le paure le abbiamo tutti, come vedi gli uomini ammazzano soprattutto
mogli e fidanzate…Per l'AIDS … se ti deve capitare,
capita. E poi io sto troppo bene, non si vede? Tra un po’
comincio a lavorare, ma guarda che al mattino, col pigiama, sembro
una ragazza qualunque. Solo che i miei vicini sanno che lavoro
faccio e non mi salutano. Quegli str….! Diventa
un circolo chiuso, frequento solo colleghe, colleghi. E sai quante
volte i miei amici mi raccontano dei clienti più “particolari”
e poi scopro che sono i mariti delle mie vicine di casa o di gente
che conosco? Che soddisfazione!
Forse anche tuo marito è un mio cliente, che ne sai?
Lì mi scappa la pazienza.
- Non credo, non sei il suo tipo.
Inutile buttarla sulla morale, è un discorso che puoi
fare a chi è costretta a prostituirsi, non a una che dichiara
di esserne contenta.
Molte sue parole, però, mi fanno riflettere, ad esempio
quando dice: “Non è che uno si trovi a fare la p…”,
“l'AIDS…se ti deve capitare, capita”, anche
se personalmente credo si possa sempre scegliere. Ma forse non
per tutte è così facile.
Una donna di malaffare? Una vittima? Una donna come tante?
Non è mai giusto giudicare, a volte si è migliori
di quello che si dà a vedere o di quello che la vita, spesso,
ci impone.
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